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\parskip=3mm\def\*{\vskip3mm}\def\\{\hfill\break}
\language=4
\*
{\bf Considerazioni sulla legge quadro in materia di riordino dei
cicli d'istruzione e
\\ 
l'introduzione delle nuove tecnologie nella didattica della scuola
secondaria}
\*
{\it Giovanni Gallavotti (Universit\'a ``La Sapienza'')} 
\*\*

Nel quadriennio trascorso si \`e assistito ad un cambiamento radicale
dell'istruzione secondaria, progettato con grande determinazione da
persone tanto convinte della loro ragione da sentire solo in minima
parte la necessita' di consultarsi con i docenti delle scuole e delle
Universit\'a, e di solito selezionando per le consultazioni solo quelli
che non avrebbero dato sorprese con critiche spiacevoli ai ``saggi'',
depositari delle corrette nozioni di concetti quali la pubblica
utilit\'a o l'integrazione con il mondo produttivo.

Mi soffermer\'o su un aspetto che mi colpisce al di la di ogni altro;
ancor pi\'u della vaghezza e genericit\'a del progetto che
ripetutamente dichiara la sua attenzione ai diritti fondamentali
all'istruzione, alla parit\'a fra i sessi e ceti sociali, alla
necessit\'a della utilit\'a sociale degli insegnamenti e del loro
svecchiamento. Ovviet\'a, forse innocue anche se prive di contenuto,
perch\'e sancite da principi che senza tornare troppo indietro nel
tempo si trovano gi\'a nella Costituzione della Repubblica e che era
forse inutile ribadire se non per utilizzare la loro intrinseca
nobilt\'a per dare appoggio a un progetto altrimenti vuoto e
autoritariamente imposto da burocrati, ministri o ``saggi'' di dubbia
competenza.

L'aspetto cui accenno e sul quale mi vorrei soffermare, \'e
l'ossessivo accento sul ruolo delle ``nuove tecnologie'' e
sull'importanza della ``multimedialit\'a''. La necessit\'a di
insegnare queste nelle scuole \`e propugnata con zelo degno di un
rappresentante di una societ\'a informatica. Come esempio cito la
puntigliosa intesa fra il MPI e Microsoft che ``{\it prevede notevoli
facilitazioni in materia di acquisto del software}'' firmata dal
Ministro e da un funzionario della detta ditta: la sua lettura \`e un
illuminante esempio.

Per chiarire un possibile equivoco tengo a dire che non ho alcuna
intenzione di sostenere che l'informatica e i nuovi
strumenti di calcolo e di trasmissione dell'informazione debbano
rimanere estranei al mondo della scuola. Al contrario penso che ne
faranno sempre pi\'u parte, e con la stessa forza con cui la carta
stampata prima e le penne a sfera poi vi sono entrate.

Quello che preoccupa \'e la superficialit\'a e l'assenza di
comprensione del fenomeno. E' un fenomeno che viene ridotto alla
passiva esibizione delle capacit\'a di un materiale tecnologico
costoso, rapidamente superato (e deprezzato): il ruolo del discente
appare come quello di chi deve stare a guardare attonito figure che si
disegnano su schermi, forse importate da antenne satellitari
generosamente fornite, con pubblico denaro, da parte del MPI (si
vedano i consigli  per l' acquisto di attrezzature sulla
pagina del MPI). Il ruolo che spetta agli studenti sembra essere
principalmente di esercitare il dito a ``cliccare'' sul bottone giusto
perch\'e le volute meraviglie della tecnica si materializzino,
permettendo allo studente di credersi un novello Aladino o, nel
migliore dei casi, un novello Genio della lampada. Il ruolo dei
docenti sembra ridotto a quello di officianti di riti intrinsecamente
misteriosi e al tempo stesso producenti risultati facilmente
riproducibili.

A tutto questo viene dedicata una spesa ingentissima di risorse e
comunica agli studenti il malinteso senso di stare lavorando o
apprendendo qualcosa di importante e difficile.

Manca assolutamente il momento creativo; quello che induce i bambini a
smontare i loro giocattoli per vedere come sono fatti e a cimentarsi
in giochi di costruzioni. Insegnare a ``cliccare'', a trovare con
``motori di ricerca'' siti pi\'u o meno interessanti, \`e inutile. Non
perch\'e non sia necessario (lo sar\'a sempre pi\'u: \`e evidente): ma
perch\'e \`e come insegnare ai ragazzi il ``gioco del
calcio''. Un'idea che non \`e mai balenata nella mente dei burocrati,
e giustamente. Se la scuola metter\'a, nei suoi locali, a disposizione
degli studenti un PC, perch\'e non tutti ne hanno uno a casa per ovvie
ragioni economiche, e fornir\'a loro, ad esempio, un' ora al giorno
per utilizzarlo come meglio credono allora rapidamente l'abilit\'a
degli studenti si uguaglier\'a e tutti saranno capaci di riprodurre
quelle ``meraviglie'' che si vogliono loro mostrare attraverso schermi
collegati a volte collegati ad antenne satellitari (tanto care al MPI)
male impiegando preziose ore di lezione.

L'insegnamento dovr\'a (o meglio dovrebbe) invece fornire agli
studenti la cultura e le capacit\'a di apprendimento necessarie per
poter sfruttare i nuovi strumenti. Noi a scuola non abbiamo appreso
tenere in mano la penna o ad apprezzare il colore dell' inchiostro:
bens\'\i\ a scrivere componimenti sensati, a far di conto. Sono,
queste, due attivit\'a che non sono state e mai saranno sostituite
dalla ben pi\'u facile operazione di ``clic'' su una brutta e
approssimativa immagine.

Trovo che solo un Ministro, o un ``saggio'', che si pone di fronte
alle nuove tecnologie con atteggiamento di sconsolata e impotente
ammirazione possa domandare a centinaia di migliaia di docenti di
seguire corsi di istruzione informatica per iniziarli all'arte del
``cliccaggio'' e dell'uso passivo dell'informatica invece che
domandare loro di continuare a trasmettere le conoscenze della lingua,
della cultura, della scienza che gi\'a posseggono lasciando che le
nuove tecnologie si impongano con i tempi e i modi che
troveranno. Certo i docenti pi\'u giovani saranno naturalmente
cresciuti nel nuovo mondo di Internet e, se dotati dei mezzi culturali
adeguati (ossia se passati attraverso una istruzione universitaria che
non sia anch'essa asservita alla logica dell'apprendimento facile,
rapido, passivo e automatico), potranno comunicare quanto di formativo
e pi\'u profondamente innovativo ci viene continuamente proposto dal
mondo della tecnologia senza tagliare un legame con il passato che \`e
parte essenziale della nostra stessa identit\'a.

Concludo citando alcune frasi prese dal sito internet del MPI,
all'attenzione dei docenti di italiano e matematica (che hanno
certamente sperimentato anche per altra via cosa si intenda al MPI per
comunicazione elettronica, che bada alla sostanza e ignora quisquilie
come la propriet\'a o la purezza del linguaggio o il senso dei numeri
e statistiche)

``Questa report \`e stata generata....'' ({\tt settimana.html}: la
grammatica non conta pi\'u)

``Numero di Hits per la Welcome Page    370253'' ({\tt settimana.html}
anche qui non si capisce quale sia il ``linguaggio veicolare'')

``Numero di pagine visionate 0'' ({\tt settimana.html}: il ``software del
MPI'' non sa neppure contare)

``Media della durata delle sessioni N/A'' ({\tt settimana.html}: qui
il ``software del MPI'' forse saprebbe contare; ma e' meglio non dire
il risultato (cio\`e dire ``N/A''): qualcuno ancora in grado di farlo
potrebbe moltiplicare il costo della telefonata per il numero di
``Hits'' o per il pi\'u modesto numero di sessioni utente giornaliero
(35643) e dedurre che forse il denaro potrebbe essere speso meglio che
ad insegnare a spenderlo in questo modo.
\`E il caso di notare che ``N/A'' e' probabilmente inglese per dire ``Not
Applicable''. L'uso di lingue estere chiarisce, secondo certi punti di
vista, sempre il concetto e contribuisce a diminuire il 32\% di
analfabeti di ritorno che la scuola \`e stata capace di generare.

Queste poche righe citate mostrano il grado di superficialit\'a
nell'uso delle nuove tecnologie da parte di quanti ne propugnano la
necessit\'a e il valore pedagogico. Ma perch\'e chi lavora davvero
impegnandosi nella scuola e nell'insegnamento deve ricevere
indicazioni e ordini da costoro?

Accenno, per concludere, ad un altro grave problema che non mancher\'a
di avere influenza deleteria sulla scuola (oltre che sull'intera
societ\'a italiana): ossia il degrado che gli stessi individui
progettano per l 'Universit\'a. Il ``progetto 3+2'' (ormai in gran
parte realt\'a, mancando solo lo stato giuridico dei docenti che vari
ministri hanno, con arrogante e irresponsabile generalizzazione,
accusato di fornire scarso lavoro) necessita di un'analisi a parte
che qui non \'e opportuno n\'e possibile intraprendere.

\*\*

Testo letto al ``Seminario di facolta' sulla riforma scolastica''
della Universit\'a di Roma3, 15 maggio 2000.
\*

Il sito MPI \`e {\tt http://www.istruzione.it}.
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Il sito dello scrivente \`e {\tt http://ipparco.roma1.infn.it} e
contiene qualche altro documento collegato ai temi del presente
scritto, testo letto all'incontro ``....'' il 15 maggio 2000 tenutosi
nella III Universit\'a di Roma.

\end













