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10 giugno 1998 

\centerline{\bf L' ascesa della Microsoft \`e davvero irresistibile?} \* \centerline{\it Giovanni Gallavotti} 
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Sta per essere posto in vendita il nuovo sistema operativo {\it Windows98}: la Microsoft \`e sotto inchiesta per monopolio, che in USA non \`e ammesso, e si difende anche dalle colonne dei giornali italiani, ove esperti celebrano il genio di Bill Gates. \`E per\`o il caso di esaminare quale sia la posta in gioco perch\`e, nel disinteresse di un pubblico abbagliato solo dai successi commerciali, molti invece pensano che ci sia altro ben pi\`u rilevante. 

Anzitutto il monopolio, nei {\it Personal Computers}, del sistema operativo {\it Windows} e del relativo {\it software} applicativo \`e legato all'essere di uso abbastanza semplice e quindi riscuote notevole successo presso quanti hanno poca familiarit\`a con i calcolatori e il loro uso. Per\`o non \`e pi\`u semplice di sistemi e {\it softwares} alternativi. Dico quelli a cui mi riferisco alternativi e non concorrenti perch\`e a differenza di {\it Windows} sono gratuiti, cio\`e possono essere facilmente ottenuti, legalmente copiati e utilizzati senza dover ad ogni momento dimostrare alla propria macchina di esserne utenti legali. 

L'uso dei sistemi alternativi, tra questi cito {\it Linux} ideato principalmente dal finlandese Linus Thorvaldsen (studente, agli inizi degli anni 90), e del relativo {\it software}, richiede invece un minimo di impegno da parte degli utenti e un interesse reale per i calcolatori. 

Ma questo se si parla di uso intelligente e creativo: per gli scopi ``normali'', quali quello di mantenere corrispondenza e archivi, o mantenere un'attivit\`a editoriale, i vari sistemi e applicazioni si equivalgono quanto a difficolt\`a. Ne hanno subito tratto vantaggio le grandi, e ancor pi\`u le piccole, case editrici scientifiche; al punto che ormai richiedono, in forma sempre pi\`u perentoria, che articoli e libri siano scritti dagli autori con programmi di impaginazione liberamente reperibili e copiabili; mi riferisco qui al TeX, o suoi derivati, che sono efficienti e versatili, e a mio avviso spesso migliori del carissimo Microsoft--Word. 

Insieme ai programmi di impaginazione (parola barbarizzata in ``formattazione'') sono in libera distribuzione programmi di scrittura, di elaborazione grafica, di conversione grafica--stampa, di compilazione di calcoli tecnici in C o in FORTRAN, di uso multimediale dei PC. Molti di questi fanno parte del ``progetto GNU'' che per principio produce {\it software} di qualit\`a, e a libera disposizione di tutti. 

Com'\`e possibile, allora, che uffici e industrie anche non piccole preferiscano l'uso di {\it Windows} invece che, ad esempio, di {\it Linux}? Il punto \`e che si suppone che gli utenti medi siano ignoranti di calcolatori e senza alcuna ambizione per superare questo stato; e dunque si pensa che il costo del sistema {\it Windows} e dei suoi altrettanto costosi programmi logici (detti comunemente ``{\it software}'') sia abbattuto dal risparmio sulla formazione di segretari, magazzinieri, contabili, ragioneri e sull'assunzione di programmatori professionisti. 

La Microsoft scalz\`o, a suo tempo, la Apple a causa di un errore analogo: il sistema Macintosh era assai facile da usare, pareva quasi un gioco (non lo era pur facendo, forse, di tutto per parere tale), ma era ``chiuso'', ossia protetto da tanti ``{\it copyright}'' da rendere assai difficile lo scrivere programmi logici di {\it supporto} per applicazioni che fossero utili e flessibili, o lo scrivere le stesse applicazioni.

Ma molto spesso un programma logico (o {\it software}) necessita di programmi specifici di {\it supporto} per essere adattato alle esigenze di un dato utente. Quindi la Apple ebbe solo un effimero folgorante successo, iniziando molti ai nuovi strumenti e mostrando che un calcolatore poteva fare ben altro oltre agli ``aridi'' calcoli: dai giochi, ai disegni, alla scrittura di lettere e testi, finalmente senza correzioni o segni di ripensamenti. 

Ben presto il Microsoft--DOS recuper\`o il terreno che ad alcuni era parso perduto definitivamente: era possibile e facile, a chi volesse, costruire programmi di {\it supporto}; il DOS era un sistema ``aperto'' e semplice. Era divenuto possibile scrivere o trovare programmi di applicazione non gravati da eccessivi diritti d'autore, perch\`e basati su un sistema che era facilmente accessibile (e copiabile, anche se illegalmente). Questo, insieme con il sostanziale miglioramento della grafica introdotto dai primi sistemi {\it Windows} che rendevano il sistema Microsoft ben confrontabile con quello della Apple, ne produsse il successo travolgente a tutti noto.

Ora si pone, per Microsoft, il problema di mantenere il predominio commerciale. Mi pare che la strada seguita sia quella della continua innovazione del sistema operativo e dei programmi, che per\`o li rende sempre pi\`u costosi e non di molto pi\`u efficienti; l'apparente maggiore efficienza \`e invece solitamente dovuta agli impressionanti progressi nell'architettura delle macchine. Il problema della compatibilit\`a fra nuovi programmi e vecchi \`e spesso molto serio e, di fatto, costringe le imprese a rinnovare vorticosamente le applicazioni che usano, con costi enormi. Pare dunque una violazione delle leggi di mercato: quanto a lungo pu\`o sopravvivere un sistema che offre a caro prezzo prestazioni spesso non diverse da altre ottenibili gratuitamente? 

I costi divengono sempre pi\`u alti: mentre sistemi come {\it Linux} evolvono sviluppando tecnologie di alto livello e le stesse che si usano nell'Informatica di avanguardia, quale ad esempio quella impiegata nel supercalcolatore italiano APE1000 progettato all' ENEA e con sistema operativo basato su {\it Linux}. Con esse si ottengono, disponendo di esperti informatici, risultati confrontabili o migliori di quelli conseguibili con programmi Microsoft--compatibili il cui prezzo totale per\`o \`e in continua e indefinita crescita. 

Il sistema della Microsoft, se la sua politica resta quale ora \`e, sembra stabile solo se la grande maggioranza degli utenti \`e una massa che non comprende i calcolatori ed \`e solo in grado di reagire a figurine, che si disegnano sugli schermi, o premendo un tasto o {\it cliccandovi su}. 

Non mi pare che questo sia l'interesse degli utenti e in generale della Societ\`a, anche se potrebbe esserlo per la Microsoft: il cui successo definitivo (che credo impossibile) mi pare dover portare necessariamente ad una Societ\`a stratificata in classi selezionate in base alle loro conoscenze: il controllo dei programmi per le applicazioni dovrebbe essere per una ristretta cerchia che continuer\`a a offrire ``prodotti sempre migliori'' e meglio protetti da usi illeciti; per esecutori illetterati ma operanti, ufficialmente, secondo le necessit\`a della Societ\`a e per il bene di tutti. Si direbbe uno scenario da {\it 1984} di Orwell. 

Il pericolo che questo costituisce per la libert\`a di tutti \`e chiaro ed appare quindi comprensibile la preoccupazione di Janet Reno, Ministro della Giustizia USA. 

Ed \`e chiaro che la Microsoft rischia il tracollo improvviso se interrompe la catena ``{\it updating} del sistema'', seguito da tanti ``{\it updating} del {\it software}'', seguito da ``{\it updating} del sistema'', $\ldots$ (mi scuso per l'uso di vocaboli inglesi ma se traducessi in italiano forse non sarei subito capito).

Ma quanto \`e stabile una tale prospettiva? Credo che i meccanismi di autodifesa di quanti hanno interesse all'uso dei nuovi strumenti siano gi\`a in funzione. {\it Software} di altissimo livello e di grande originalit\`a viene continuamente prodotto, e reso gratuitamente disponibile per l'uso, da parte di un'impressionante schiera di individui e organizzazioni, senza scopo di lucro, per libera scelta degli stessi partecipanti e inventori. I loro autori corredano i prodotti di un {\it copyleft} (vocabolo ironico ma calzante) che impegna l'utente a non alterare il prodotto senza spiegare quali siano le alterazioni e a non diffonderlo senza dichiarare chi ne sia l'autore. E varie societ\`a di ``{\it hardware}'', sfidando il rischio di vedere imitate le loro tecnologie, rendono note alcune caratteristiche dei loro prodotti in modo che possano essere scritti i {\it drivers} (cio\`e i programmi) che li facciano funzionare guidati da sistemi operativi diversi da {\it Windows}. 

\`E qui che si svolge la vera competizione alla Microsoft: che \`e una competizione che ha ben altra posta in gioco che l'uso di {\it Internet Explorer} in luogo di {\it Netscape} di cui tanto si parla nella stampa di questi giorni: questo \`e solo un episodio e, se si vuole, un'utile motivazione per la Giustizia USA per affrontare il problema su base legale. 

Non ho dubbi che alla lunga prevarranno i sistemi operativi gratuiti, come in un certo senso \`e avvenuto con la prevalenza del sistema {\it Windows} su quello del {\it Macintosh}. Perch\`e diverr\`a sempre pi\`u essenziale che l'Informatica applicata lasci lo stadio infantile basato sulle {\it icone} e sui {\it clic} e divenga quello che \`e sempre stata in ambienti meno familiari al grande pubblico, ancora abbagliato dai colori sgargianti delle figurine, solitamente di pessima qualit\`a, sugli schermi. 

Ovviamente \`e importante che questo processo non sia ritardato dalla potenza di monopolio che la Microsoft pu\`o temporaneamente acquisire. E quindi dobbiamo apprezzare l'azione di freno svolta dalla giustizia USA: che non \`e un dispetto alla Microsoft, come da pi\`u parti si vuol far credere, n\'e una minaccia ai lavoratori di un'impresa che si \`e conquistata un posto fra le maggiori. Ma \`e la giusta espressione della difesa della libert\`a di tutti, e anche della stessa industria USA e in ultima analisi della stessa Microsoft, di fronte a un nuovo potere che, se non controllato, potrebbe condizionare per generazioni l'Informatica e con essa la Cultura. 

Dico la Cultura perch\`e gi\`a si vedono qui in Italia segni preoccupanti: ad esempio la riforma della Scuola Secondaria sembra assai incline a rendere l'insegnamento pi\`u accessibile ai ragazzi facendo comparire nelle scuole l'Informatica tramite ``strumenti multimediali'' che dovrebbero fornire insegnamenti non meglio definiti in forma ``divertente'', quasi di gioco! con il risultato che, se questa infausta idea dovesse aver seguito, come pare, i ragazzi usciranno dalla scuola secondaria con l'abilit\`a di {\it fare clic} su schermi di calcolatori equipaggiati con sistemi operativi e con {\it applicativi} vecchi e costosi dei quali le societ\`a costruttrici saranno ben liete di aver trovato modo di disfarsi a spese dei contribuenti e a carico del bilancio della Pubblica Istruzione. 

Ci si propone dunque gi\`a di usare l'Informatica per educare non esseri pensanti bens\`\i\ utenti di tastiere e {\it cliccatori}. E dire che sarebbe ben possibile usarla con finalit\`a di maturazione intellettuale: ma allora non sarebbe un gioco, diverrebbe troppo simile alla Matematica o alla Filosofia e comunque non si vede perch\`e dovrebbe prevalere rendendo obsolete discipline quali la Filosofia, la Storia e le Lettere Classiche che demagogicamente si sostiene essere ormai inutili come \`e bene illustrato dal cosiddetto ``documento dei saggi'' o ``documento Maragliano'' del MPI, assai criticabile nel suo attacco ad una scuola che \`e certo da riformare, ma non per renderla una fonte di persone di fatto impreparate di fronte alle difficolt\`a ed esigenze della vita di tutti i giorni. 

Giovanni Gallavotti 

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