Lettera al Presidente del CCL in Fisica di Roma 1 Porfessor Matilde
Vicentini in risposta alla richiesta di disponibilita' a insegnare
modularmente la Fisica (mi pare al fine di aumentare la produttivita'
della Universita')

Cara Matilde:

ricevo la tua richiesta di disponibilita' per i "moduli".

Devo dire che mi sorprende: dopo il tuo invito a dire quel che pensavo mi hai scritto che la mia opinione sebbene "autorevole" (?) non ti interessava perche' non commisurata a quella di commissioni che si erano dedicate al problema (o ho capito male? non mi hai mai risposto).

Trovo questa chiusura offensiva verso un docente che ha molto probabilmente dato all'Universita' italiana, in termini di didattica, piu' non solo di te ma anche dei membri della fantomatica commissione che citavi. Ma soprattutto la trovo il segno della volonta' che tu ti trovi a esprimere (spero senza condividerla) di distruggere l'Universita' italiana trasformandola in una scuola superiore per adulti (forse necessaria ma che nulla ha a che vedere con l'insegnamento universitario nel senso etimologico della parola, senso che fra mille difficolta' ha ancora).

Ti confermo quanto gia' detto: ritengo che ci si debba opporre alla volonta' di rendere il sapere (e quindi il controllo della societa') affare di pochi privilegiati, per censo e/o per estrazione sociale (che per fortuna ora non coincidono ancora). E quindi rifiuto disponibilita' a questa operazione per il modo non trasparente in cui viene condotta da un governo che di popolare ha solo il nome ma che ha ereditato, in materia di istruzione, l'arroganza dei precedenti. E che fonda le sue imposizioni sulla base di menzogne che mi lasciano allibito ("ci si deve adeguare all' Europa" quando, e mi riferisco ad esempio alle Grandi Scuole Francesi, tutti sanno che in Europa le cose vanno ben diversamente!). Mi appello alla liberta' di insegnamento per poter insegnare quanto ritengo piu' opportuno, agli studenti che vorranno seguire.

Mi rendo conto che il nuovo oscurantismo ha le armi per far si che non possa fare quanto dichiaro: ad esempio impedendo che il mio corso venga inserito nei piani di studio, ovvero non concedendo aule (perche' occupate da insegnamenti piu' produttivi socialmente). Ma cerchero' di fare il possibile con la stessa serieta' con cui mi sono finora dato da fare evitando che il Ministro (che di Universita' mi pare conoscere assai poco dal momento che dice che i professori universitari non lavorano) possa dire che non lavoro e contribuendo un pochino a che l'Italia non divenga definitivamente il paese del bel sole, della pizza e degli spaghetti.

Cordialmente: Giovanni Gallavotti